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Il Signore Degli Anelli


Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) è un romanzo epico high fantasy scritto da J. R. R. Tolkien e ambientato alla fine della Terza Era dell'immaginaria Terra di Mezzo. Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955 nonché tradotto in trentotto lingue[1] ed ha venduto oltre 150 milioni di copie che lo rendono una delle opere letterarie di maggior successo del XX secolo.[2]




Il Signore degli Anelli


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La narrazione comincia dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, e l'autore usa lo stratagemma dello pseudobiblion per collegare le due storie: entrambi i romanzi sono, nella finzione della narrazione, una trascrizione di un volume immaginario, il Libro Rosso dei Confini Occidentali, un'autobiografia scritta a quattro mani da Bilbo Baggins, protagonista de Lo Hobbit, e dal nipote e cugino Frodo, il protagonista del Signore degli Anelli. Questo secondo romanzo, tuttavia, si inserisce in un'ambientazione di più ampio respiro rispetto a quella del primo, attingendo a quel vasto corpus storico, mitologico e linguistico creato ed elaborato dall'autore nel corso di tutta la sua vita.


Il Signore degli Anelli narra della missione di nove Compagni, la Compagnia dell'Anello, partiti per distruggere il più potente Anello del Potere, un'arma che renderebbe invincibile il suo malvagio creatore Sauron se tornasse nelle sue mani, dandogli il potere di dominare tutta la Terra di Mezzo.


Già nei primi anni del XX secolo, Tolkien ideò una lingua artificiale, il Quenya, ispirandosi in parte al finlandese. Fu proprio l'invenzione di questa lingua che spinse l'autore britannico ad immaginare un popolo che potesse parlarla, la sua storia e la sua evoluzione. Fu così che nacquero gli Elfi. Col passare degli anni, Tolkien utilizzò il medesimo processo creativo per creare e sviluppare le storie di tutte le razze che popoleranno il mondo dell'autore in quasi tutti i suoi romanzi.


Tolkien esprime con chiarezza i suoi intenti creativi e il suo approccio narrativo nel saggio Sulle fiabe (On Fairy-Stories del 1947, pubblicato in italiano nei volumi Albero e foglia e Il medioevo e il fantastico) e in alcune delle lettere raccolte da Humphrey Carpenter e dal figlio dell'autore Christopher nel volume La realtà in trasparenza (The Letters of J. R. R. Tolkien, 1981). Il mondo in cui è ambientato Il Signore degli Anelli nasce dalla passione dell'autore per la filologia e per la lingua e la letteratura anglosassone (Iniziai con il linguaggio e mi ritrovai ad inventare leggende dello stesso sapore[3]) e dal desiderio di creare una mitologia originale inglese che, pur artificiale, colmasse, nell'immaginario collettivo, la carenza che egli ravvisava in quella storica: Fin da quando ero piccolo la povertà del mio amato paese mi rattristava: non possedeva delle storie veramente sue. [...] Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.[4]


Iniziò così a prendere corpo l'insieme di racconti, miti, storie, ballate, canzoni e annotazioni sulla Terra di Mezzo, che vennero successivamente raccolti dal figlio Christopher ne Il Silmarillion e nei dodici volumi di The History of Middle-earth (La storia della Terra di Mezzo, quasi totalmente inedito in italiano). Saranno questi appunti che forniranno nomi, personaggi, creature e luoghi alla trama de Lo Hobbit,[N 2] e, successivamente, del Signore degli Anelli. Quest'ultimo, in particolare, compendia parte dell'enorme creazione mitopoietica di Tolkien, oltre che all'interno della struttura narrativa, in sei appendici accluse al termine del libro, nelle quali l'autore riordina e presenta al lettore una piccola parte del corpus mitologico da lui creato su e per la Terra di Mezzo.


La critica di Unwin ebbe comunque poco successo, e gli Hobbit continuarono a parlare in modo buffo e a comportarsi fanciullescamente (la differenza fra il modo di parlare degli Hobbit e degli altri personaggi del romanzo rimane riscontrabile pienamente solamente nell'edizione originale inglese e tende a perdersi, a causa della difficile resa, nella trasposizione in lingua italiana).


Lo scoppio della seconda guerra mondiale coinvolse direttamente la famiglia Tolkien e sospese l'opera ad un quarto circa della sua definitiva stesura, rallentandola ulteriormente; Michael, il secondo figlio, si era arruolato volontario nell'estate del 1940, partecipando alla battaglia d'Inghilterra del 1941 in difesa degli aerodromi, dove rimase ferito. Nell'estate del 1943 Christopher, il terzo figlio, fu chiamato nella Royal Air Force e nel 1944, dopo un periodo di addestramento, trasferito in Sudafrica come pilota. Le lettere datate fra il 1940 ed il 1945 sono quasi esclusivamente indirizzate ai figli, ed in particolar modo a Christopher, a cui Tolkien invierà alcuni capitoli del libro insieme a una ricca documentazione riguardo alla stesura del romanzo e sulla sua ambientazione. Al termine della guerra, l'attività di scrittura procedette di nuovo con regolarità, ma sarebbero occorsi ancora dieci anni per arrivare alla stampa. Questa, infatti, avvenne solo nel 1954, sia a causa dei lunghi tempi di scrittura, sia perché nel frattempo gli editori avevano perso interesse alla pubblicazione del romanzo, ormai molto diverso dalla favola per bambini che era Lo Hobbit e oltretutto incredibilmente lungo.


Nell'elaborazione del suo personale linguaggio mitico, Tolkien potrebbe aver preso in prestito anche alcuni elementi dalla Saga di Volsung, la base per il successivo Nibelungenlied e per la tetralogia di Richard Wagner L'anello del Nibelungo. In entrambe le opere, infatti, sono presenti un anello d'oro dai grandi poteri e una spada spezzata che viene riforgiata. Nella Saga di Volsung, questi oggetti hanno nome rispettivamente Andvaranautr e Gramr e si possono facilmente ricollegare all'Unico Anello e a Narsil. In proposito, Tolkien una volta scrisse in risposta ad un traduttore svedese che faceva presente come l'Unico Anello fosse in un certo modo l'anello di Wagner: Entrambi gli anelli sono rotondi, e le somiglianze finiscono qui.[24]


Anche il Macbeth di Shakespeare influenzò certamente l'opera di Tolkien. Per la distruzione di Isengard da parte degli Ent, infatti, si ispirò all'episodio della tragedia in cui la foresta di Birnam (un villaggio vicino Dunkeld, in Scozia) si muove verso le colline di Dunsinane. Tolkien pensò che l'espediente degli uomini travestiti da cespugli, usato nel Macbeth, non fosse abbastanza impressionante, e perciò pensò di usare proprio gli alberi come soldati.[27] Inoltre la profezia fatta dalle streghe a Macbeth, secondo cui egli non verrà ucciso da alcun uomo nato da donna, riecheggia fortemente nella profezia di Glorfindel sul Re stregone di Angmar.


Per la grandissima diffusione dell'edizione in tre volumi, in uso ancora oggi, solitamente ci si riferisce alla "trilogia del Signore degli Anelli"; questo, però, è un termine tecnicamente sbagliato, dal momento che il libro fu scritto e concepito come un unicum: sia il primo sia il secondo volume lasciano completamente in sospeso le vicende dei vari personaggi. Originariamente, le tre parti vennero pubblicate per la prima volta dalla Allen & Unwin negli anni 1954-1955, a distanza di alcuni mesi l'uno dall'altro. Il romanzo fu successivamente ristampato molte volte da diversi editori, in versioni da uno, tre, quattro (con le appendici pubblicate separatamente), sei o sette (idem) volumi.


In seguito al successo del libro, un gran numero di opere derivate apparirono in breve sul mercato, tante da creare un nuovo genere letterario. Per definirlo, nacque il termine Tolkienesque ("Tolkieniesco", diverso dal più comune e non dispregiativo "Tolkieniano"), usato per indicare quei prodotti che ricalcano in maniera pedissequa (anche al limite del plagio) personaggi, storia e temi del Signore degli Anelli.[36]


Nel novembre 2020, Bompiani pubblica la trilogia de Il Signore degli Anelli, nella traduzione di Ottavio Fatica (qui ancora riveduta e corretta), in un unico volume, accompagnata da cinquanta illustrazioni di Alan Lee.


A settembre, dopo aver festeggiato il cinquantesimo compleanno e aver atteso invano il ritorno di Gandalf, partito frettolosamente alla fine di giugno, Frodo inizia finalmente il suo cammino, accompagnato dal suo giardiniere Sam e dal cugino Pipino. Durante il viaggio, i tre hobbit si imbattono in alcuni Cavalieri Neri, che però vengono scacciati da un gruppo di elfi guidato da Gildor. Gli hobbit passano la notte in compagnia degli elfi, e il giorno successivo arrivano alla fattoria del signor Maggot, che li conduce al traghetto di Buckburgo, dove li raggiunge l'amico Merry. Una volta arrivato nella sua nuova casa a Crifosso, Frodo scopre che Merry e Pipino sono al corrente della sua missione e che Sam, che a primavera aveva ascoltato di nascosto la conversazione tra Frodo e Gandalf relativa all'Anello per poi essere però scoperto dallo stregone, è il loro informatore: essi decidono quindi di accompagnare Frodo nel suo pericoloso viaggio. L'indomani, per sfuggire ai Cavalieri Neri, i quattro hobbit si inoltrano nella Vecchia Foresta, dove vengono attaccati dal Vecchio Uomo Salice. Sono però salvati da Tom Bombadil, che poi li ospita per due notti nella sua casa. In seguito, Tom Bombadil aiuta gli hobbit anche a superare i Tumulilande, infestati dagli Spettri dei Tumuli, e a raggiungere il villaggio di Brea.


A Brea, gli hobbit incontrano un ramingo di nome Grampasso, che si dice amico di Gandalf: dopo alcune diffidenze iniziali, dovute anche al fatto che l'oste Omorzo Cactaceo tre mesi prima si era dimenticato di far recapitare a Frodo una lettera scrittagli da Gandalf in cui lo stregone consigliava a Frodo di partire al più presto e di affidarsi a Grampasso, gli hobbit accettano il ramingo come loro guida. Quella notte i Cavalieri Neri raggiungono Brea, ma Grampasso riesce a salvare gli hobbit spostandoli nella sua stanza. Qui, il ramingo rivela agli hobbit che i Cavalieri Neri una volta erano nove re degli uomini, ma furono irretiti da Sauron, il quale donò loro nove Anelli del Potere: a causa di questi anelli, i nove re degli uomini si trasformarono nei Nazgûl e divennero i servi più micidiali dell'Oscuro Signore. Una notte, mentre gli hobbit e Grampasso si trovano a Colle Vento, i Cavalieri Neri tendono loro un agguato, e Frodo, che a causa dello spavento si infila l'Anello, viene ferito con un pugnale dal capo dei Nazgûl, noto come il Re stregone di Angmar. Grazie all'aiuto dell'elfo Glorfindel, giunto in soccorso dei viandanti, Frodo viene portato in tempo a Gran Burrone, mentre i Nazgûl vengono travolti dall'inondazione del fiume Bruinen, risultando pertanto temporaneamente sconfitti. 041b061a72


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